Ennesimo rinvio per chiusura degli OPG

– di Carlotta Marchi

La redazione di Dignitas vi invita anche a leggere sull’argomento: Gli O.P.G. di Antonietta Pedrinazzi; La chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, di Antonino Calogero. E a consultare la bibliografia inerente.

Ancora non è stata posta la parola fine agli OPG. Questa volta, però, la proroga al 1° Marzo 2015 dovrebbe essere quella definitiva, anche se le Regioni avevano chiesto tempo addirittura sino al 2017.

Ormai sono trascorsi ben oltre due anni dalla famosa Legge 17 Febbraio 2012 n. 9 che – convertendo il D.L. 22 Dicembre 2011 n. 211 – aveva disposto con estrema urgenza il superamento degli OPG entro il 31 Marzo 2013, a favore di strutture ad esclusiva gestione sanitaria per chi ancora ritenuto pericoloso socialmente.
Invero, il provvedimento è il risultato di un’approfondita indagine su tali istituti di ricovero, dalla quale sono emerse condizioni di estremo degrado, una generalizzata carenza degli interventi di cura richiesti e la totale assenza di programmi volti alla rieducazione e alla reintegrazione dei soggetti nella società. A tal proposito, non è un caso che lo stesso Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, abbia aspramente contestato le strutture definendole “indegne per un Paese civile”.

Nonostante ciò l’obiettivo prefissato non è stato raggiunto, in quanto le Amministrazioni territoriali hanno presentato la necessità di un ulteriore lasso temporale per completare le misure e gli interventi già pianificati, finalizzati cioè ad assicurare l’assistenza terapeutico-riabilitativa per il recupero e il reinserimento sociale dei pazienti.
Ma nemmeno a fronte di questa seconda concessione, con scadenza appunto lo scorso 1 Aprile, è stata data attuazione a quanto vincolativamente prescritto dalla legge, protraendo così malauguratamente le sofferenze di oltre mille internati.
L’unica nota positiva che possiamo davvero segnalare – in merito a quest’ultima proroga – è l’introduzione di due rilevanti novità. Da una parte, il Governo si impegna ad intervenire, attraverso la nomina di un commissario ad acta, nei confronti di quelle Regioni che entro sei mesi non si renderanno adempienti rispetto ai programmi per la realizzazione di strutture sanitarie extra-ospedaliere per il superamento degli OPG. Dall’altra parte, l’assegnazione al Giudice del dovere di decidere in concreto se, in luogo del ricovero in OPG, possa essere adottata una misura di sicurezza alternativa, fermo restando per le persone che hanno cessato di essere socialmente pericolose l’obbligo di dimissione e di presa in carico dai Dipartimenti di Salute Mentale presenti sul territorio.
Purtroppo per gli internati il tempo continua a scorrere inesorabile in uno stato ben lungi dal poter essere qualificato dignitoso e idoneo a creare valide prospettive per il loro futuro.

Non sono più ammissibili altri rinvii: lo Stato, le Regioni e gli assessorati alla sanità presenti sul territorio devono collaborare a stretto giro per garantire finalmente concreti percorsi di cura e rieducazione.
In questa direzione, a tutela dei soggetti dimissibili – che secondo una stima rappresentano oggi circa i due terzi degli internati – devono essere al più presto rinforzati i Dipartimenti di Salute Mentale, affinché abbiano le strutture e le risorse sufficienti per prenderli in carico e aiutarli a reintegrarsi nella società. Dal lato invece delle persone che non possono essere dimesse, è assolutamente fondamentale che le nuove strutture siano davvero definibili “sanitarie” e, dunque, che non rappresentino una mera riproposizione degli OPG, ovvero luoghi di mero contenimento privi di reali programmi terapeutici individuali.