La chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari

– di Antonino Calogero

Nel prossimo mese di marzo 2013 chiuderanno i sei ospedali psichiatrici giudiziari (OPG) presenti nel nostro paese e gli ospiti attuali (quasi 1500 persone che hanno commesso reati per i quali sono state ritenute socialmente pericolose e giudicate inferme di mente) dovranno trovare cura, assistenza, vigilanza e custodia in strutture idonee sparse nelle varie regioni. Una disposizione di legge che naviga in un mare di incognite… Cerchiamo di capire il perché di questa scelta con l’aiuto del professor Antonino Calogero.

INTRODUZIONE AL TEMA

In tutti questi anni anche la magistratura, in relazione alle più innovative tendenze della psichiatria ispirate alla l. 13/05/1978, n. 180 e alla l. 23/12/1978, n. 833, ha perseguito il superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari spostando l’asse di interesse della cura dei pazienti psichiatrici autori di reato da queste strutture centralizzate e totalizzanti al territorio, nel caso di specie ai servizi psichiatrici dei dipartimenti di salute mentale (DSM).
La Corte costituzionale, con la sent. 18/07/2003, n. 253 (parziale illegittimità dell’art. 222 c.p. e dell’art. 219 c.p.) e con la sent. 29/11/2004, n. 367 (artt. 206 c.p. e 312 c.p.p.) permetteva già di inviare i pazienti la cui pericolosità era attenuata in una struttura della psichiatria civile, ricorrendo all’istituto giuridico della misura di sicurezza non detentiva. In questo modo si poteva cominciare a ridurre gli internati in OPG, restringendo il numero solamente a coloro la cui pericolosità sociale risultava grave.
Queste due sentenze sono da considerarsi l’inizio della vera riforma del superamento degli OPG in Italia, più adeguate a una vera rivoluzione del sistema perché discendenti non da un dictat della chiusura tout court degli OPG, ma da un progressivo loro svuotamento attraverso un processo graduale e per via di un percorso naturale, attraverso l’analisi dei singoli casi opportunamente valutati, senza ricorrere a generalizzazioni teoriche. Se la psichiatria del territorio avesse risposto in modo adeguato alle indicazioni di questo nuovo e importante strumento legislativo avrebbe permesso una riorganizzazione strutturale e organizzativa degli OPG, riservando la loro utilità per quella fase di gestione dei pazienti più difficili e complessi, in rete con le residenze a misura di sicurezza operanti sul territorio.
Infatti i giudici della Corte costituzionale ritenevano si dovesse applicare la misura di sicurezza detentiva in OPG solo nei casi in cui la pericolosità sociale veniva giudicata grave. E, in ogni caso, appena il paziente avesse ri-acquisito le sue capacità psichiche, con l’attenuazione della sua pericolosità avrebbe potuto essere inserito nel tessuto sociale con la presa in carico da parte del dipartimento di salute mentale (DSM) dell’azienda ospedaliera competente, utilizzando gli strumenti legislativi già esistenti e previsti dal codice penale (libertà vigilata, revoca anticipata e al termine della misura di sicurezza) e dall’ordinamento penitenziario (l. 26/07/1975, n. 354 e d.p.r. 30/06/2000, n. 230).
Questo avrebbe dovuto spostare la collocazione di un buon numero di pazienti in libertà vigilata (forma giuridica di applicazione della misura di sicurezza non detentiva) dagli OPG alle strutture del territorio. Nonostante il numero delle libertà vigilate applicate all’infermo di mente sia cresciuto notevolmente dopo tale pronuncia della Corte costituzionale, purtroppo non vi è stata una corrispondente diminuzione della popolazione internata in OPG, perché in realtà molti di questi provvedimenti alternativi sono falliti per le inadeguate risposte dei servizi psichiatrici territoriali (SPT), con conseguente rientro in OPG ai sensi dell’art. 232 c.p.p., co. 3.
In altri termini, tutto si è bloccato nel momento in cui sono stati chiamati in causa i dipartimenti di salute mentale che, con le loro inadempienze, hanno finito per fare ricadere sull’anello più debole della catena – quale è il soggetto autore di reato e portatore del disagio psichico – il fallimento del superamento degli OPG quale unica struttura contenitiva per i condannati infermi di mente.
Dopo il d.p.c.m. 1/04/2008, il senatore Ignazio Marino, presidente della commissione del Senato sull’efficienza e l’efficacia del servizio sanitario nazionale (SSN), ha messo sotto accusa gli OPG, in particolare quelli a diretta gestione del Ministero della Giustizia (con qualche rara eccezione) per il degrado e le condizioni disumane in cui in cui versavano i pazienti, tanto da parlare di vero fenomeno di tortura, come dimostrano i video registrati e la documentazione depositata presso la commissione del Senato. Solamente l’OPG di Castiglione delle Stiviere è stato valutato idoneo. Questa struttura, nata da una convenzione stipulata nel 1939 tra l’allora ospedale psichiatrico civile e il Ministero di Grazia e giustizia, attualmente è un presidio ospedaliero appartenente all’area della sanità della regione Lombardia, collocato all’interno dell’azienda ospedaliera di Mantova; accoglie malati di mente di varie tipologie giuridiche e di ambo i sessi senza il ricorso, per la custodia, ad agenti di polizia penitenziaria.

COMMISSIONE D’INCHIESTA DEL SENATO SULL’EFFICACIA ED EFFICIENZA DEL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE (SSN)

In conseguenza dell’attuazione del d.p.c.m 1/04/2008, in Italia si sono disegnati scenari diversi rispetto a questi OPG, in rapporto alle diverse realtà in cui essi gravitano regionalmente.
Il d.p.c.m. ha previsto il trasferimento al Ministero della Salute, quindi alle regioni, del servizio sanitario degli istituti di pena e degli ospedali psichiatrici giudiziari, mentre è rimasta responsabilità diretta del dipartimento amministrazione penitenziaria (DAP) la garanzia della sicurezza. Ex lege, tutto il personale afferente alla medicina penitenziaria è transitato al Ministero della Salute, non esclusi i direttori di OPG. In via provvisoria, il DAP ha nominato dei direttori amministrativi per gli OPG di Aversa, di Napoli, di Montelupo e di Reggio Emilia e ha sollevato dall’incarico gli ex direttori sanitari in quanto personale dipendente delle ASL territorialmente competenti.
Ciò non è avvenuto per l’OPG di Barcellona Pozzo di Gotto perché la Sicilia, regione autonoma, non ha mai aderito al d.p.c.m. 1/04/2008, né per l’OPG di Castiglione delle Stiviere, in quanto struttura non dell’amministrazione penitenziaria ma dell’Azienda Ospedaliera Carlo Poma di Mantova, con cui l’amministrazione penitenziaria ha un rapporto regolato da specifica convenzione.
L’OPG di Castiglione delle Stiviere ha sempre avuto un’organizzazione esclusivamente sanitaria, senza agenti di polizia penitenziaria. Tutto il personale afferente a questo istituto è dipendente dall’Azienda Ospedaliera Carlo Poma di Mantova, quindi dal servizio sanitario regionale. La funzione sanitaria e la funzione di sicurezza sono rimaste sotto la responsabilità di un’unica direzione, quella del presidio ospedaliero psichiatrico giudiziario.
Quindi per Castiglione non vi è stata alcuna modifica, a parte la sua assimilazione diretta alla regione Lombardia (2009). Questo ha comportato l’indubbio vantaggio di poter gestire la struttura in maniera univoca e senza divisioni di poteri tra sicurezza e salute, ovverossia i progetti di cura per i pazienti, la loro riabilitazione psicosociale, le uscite in permesso temporaneo e le dimissioni. Per contro negli OPG ministeriali, a eccezione di quello di Barcellona Pozzo di Gotto, si è venuta a creare una situazione di fatto più complessa e difficile da gestire.
Va detto che il già citato d.p.c.m. 1/04/2008 da un lato ha enunciato il principio secondo cui è da garantire al paziente psichiatrico giudiziario parità di cura rispetto al paziente civile, ma di fatto non ha previsto risorse economiche per formare uno staff adeguato e con competenza in psichiatria forense per la gestione di tali pazienti. Di conseguenza l’assistenza negli OPG ex ministeriali è rimasta invariata anche dopo l’applicazione del decreto medesimo.
Il 12 febbraio 2009 presso la Presidenza del consiglio c’è stato l’insediamento del tavolo istituito fra la Conferenza stato-regioni e i ministeri competenti per affrontare tutti i temi sollevati dall’attuazione di questo passaggio e le criticità connesse. La via che è stata tracciata per tutti gli OPG del Ministero della Giustizia è quella di un allineamento sanitario al modello Castiglione, con il mantenimento della polizia penitenziaria, in numero più esiguo, all’esterno della cinta dell’OPG e con una gestione di competenza esclusivamente sanitaria all’interno di esso.

IL MODELLO CASTIGLIONE: STRUTTURA E FUNZIONI

La struttura, immersa nel verde, si trova sulla collina che sovrasta la cittadina di Castiglione delle Stiviere ed è l’unico OPG in Italia a ospitare una sezione femminile.
Il complesso, moderno, è costruito in modo da permettere una funzionale distribuzione degli spazi. Vi sono locali attrezzati per le attività scolastiche (licenze elementare e media), un atelier di pittura, la biblioteca, una palestra coperta, una polivalente sportiva, una piscina all’aperto e un bar ristoro. Sono inoltre presenti laboratori di informatica, falegnameria e restauro, legatoria, stampa, sartoria, tutti gestiti in convenzione con il centro di avviamento professionale ENAIP di Mantova che fornisce formatori specializzati secondo un progetto finanziato dal fondo sociale europeo (FSE).
L’intero complesso di degenza è organizzato in quattro palazzine autonome di uno o due piani, con uno spazio diurno dotato di locali comuni per la socialità (area pranzo, sale lettura, stanze per la televisione e la proiezione di film) e uno spazio notturno con camere che ospitano da due a quattro letti, ciascuna dotata di servizi (eccetto quelle del reparto Arcobaleno). Il complesso è logisticamente concepito per rispondere alla necessità di organizzare la cura e la riabilitazione in funzione dei bisogni individuali. La sezione femminile è separata da quelle maschili e tutte le sezioni sono dotate di autonomi spazi verdi; i laboratori e tutte le strutture dedicate alle attività previste dal trattamento penitenziario ai sensi del d.p.r. 30/06/2000, n. 230 sono utilizzabili almeno otto ore al giorno per entrambi i sessi.
Inoltre è presente un servizio di continuità riabilitativa (SCR) costituito da una microcomunità sperimentale mista sul modello del gruppo-famiglia, dove vengono applicate regole di vita in comune quali la preparazione e il consumo dei pasti, il gruppo di discussione, l’autoprogettazione di esperienze ludiche e il trattamento (formazione professionale, lavoro artigianale ed ergoterapia in senso stretto). Nel complesso il personale svolge compiti di assistenza, terapia, riabilitazione psichiatrica e vigilanza.

Numero degli ospiti alla data del 21 ottobre 2012

tabella

Per quanto concerne la tipologia di reato, la suddivisione percentuale alla data della rilevazione era la seguente: 65% reati contro la persona e 35% reati contro il patrimonio.
Riguardo invece alla diagnosi, la percentuale maggiore, che si attesta intorno al 50%, è rappresentata dalle schizofrenie, a cui seguono i disturbi gravi della personalità ritenuti non imputabili (meno del 30%); seguono i ritardi mentali, i disturbi affettivi e le psicosi indotte e organiche.
Come già attestato in precedenza, l’OPG di Castiglione delle Stiviere nel tempo si è attrezzato per dare risposte sempre più adeguate di cura, riabilitazione e reinserimento dei pazienti giudiziari. A giudizio di chi scrive e lo ha diretto per anni, è diventato un ambiente produttivo e vivo con scarsi elementi di cronicizzazione e la riduzione al minimo dei rischi propri dell’agglomerato manicomiale.
Purtroppo, a partire dall’estate 2010, si sono create situazioni di criticità per i pazienti ma anche per gli operatori, a causa sia delle condizioni di sovraffollamento sia di una incauta impostazione della normativa di dettaglio prevista nell’Allegato C del citato d.p.c.m. 1/04/2008. La convergenza dei due fattori appena menzionati ha generato una acuta discrepanza tra risorse logistiche del presidio disponibili, numero di pazienti e numero complessivo delle figure professionali che devono garantire la cura, la vigilanza e la riabilitazione dei soggetti internati.

CHIUSURA DEGLI OPG (EX L. 17 FEBBRAIO 2012 N. 9) E SUOI EFFETTI
I punti fondamentali della legge sono contenuti nell’art. 3-ter (Disposizioni per il definitivo superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari). Essi sono:

  • «il termine per il completamento del processo di superamento degli OPG, già previsto dall’allegato C del d.p.c.m. 1/04/2008, […] ai sensi dell’art. 9 del d.l. 28/08/1997, n. 281, […] è fissato al 1° febbraio 2013;
  • entro il 31 marzo 2012, con decreto non regolamentare del ministro della Salute [,..] della Giustizia, d’intesa con la Conferenza stato regione, […] sono definiti ulteriori requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi, anche con riguardo ai profili di sicurezza, relativi alle strutture destinate ad accogliere le persone cui sono applicate le misure di sicurezza del ricovero in OPG e dell’assegnazione a casa di cura e custodia (CCC);
  •  il decreto di cui al comma 2 è adottato nel rispetto dei seguenti criteri:
    a) esclusiva gestione sanitaria all’interno delle strutture;
    b) attività perimetrale di sicurezza e di vigilanza esterna, ove necessario in relazione alle condizioni dei soggetti interessati, da svolgere nel limite delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente;
    c) destinazione delle strutture ai soggetti provenienti, di norma, dal territorio regionale di ubicazione delle medesime;
  • a decorrere dal 31 marzo 2013 le misure di sicurezza del ricovero in OPG e dell’assegnazione alla CCC sono eseguite esclusivamente all’interno delle strutture sanitarie di cui al comma 2, fermo restando che persone che hanno cessato di essere socialmente pericolose devono essere senza indugio dimesse e prese in carico, sul territorio, dai dipartimenti di salute mentale;
  •  per la valutazione di quanto previsto dal comma 1, in deroga alle disposizioni vigenti relative al contenimento della spesa di personale, le regioni […] comprese anche quelle che hanno sottoscritto i piani di rientro dai disavanzi sanitari, previa valutazione e autorizzazione […] ministro Salute, ministro Pubblica amministrazione e semplificazione, ministro dell’Economia e delle finanze, possono assumere personale qualificato da dedicare anche ai percorsi terapeutici riabilitativi finalizzati al recupero e reinserimento sociale dei pazienti provenienti dagli OPG».

Così si riversano tout court, ope legis, sul paziente giudiziario i principi e le metodologie validi per la cura e la gestione del paziente civile.
In altri termini, la l. 17/02/2012, n. 9 sancisce la chiusura degli OPG in Italia senza che il legislatore si sia prima preoccupato di come dovranno – o dovrebbero – essere organizzate le future strutture per l’accoglimento dei pazienti giudiziari sottoposti a misura di sicurezza detentiva (ovverossia i pazienti a tutt’oggi internati negli OPG). Quel che è stato previsto, in linea di massima, è che tali future strutture al loro interno dovranno avere un’organizzazione esclusivamente sanitaria direttamente gestita dai dipartimenti di salute mentale delle ASL, mentre il controllo all’esterno della cinta, laddove lo si riterrà necessario, potrà essere affidato a istituzioni non sanitarie. Tutto questo da progettare e realizzare, a livelli diversi di competenza, nell’arco strettissimo di un anno.
I tempi, tecnicamente inadeguati a giudizio di chi scrive, per l’attuazione di queste strutture residenziali sanitarie “speciali” comportano una frettolosità che potrà rivelarsi a discapito degli obiettivi di miglioramento che si vorrebbero raggiungere con la disposizione legislativa di cui sopra.
Va inoltre precisato che il superamento di questi istituti, gli OPG, impone condizioni che dovranno essere rigorosamente rispettate se si vuole salvaguardare una corretta esecuzione delle misure di sicurezza detentive e il recupero dei pazienti a esse assoggettati. I requisiti di queste “residenze” dovranno trovare rispondenza in una adeguata organizzazione strutturale e gestionale (che preciseremo meglio qui di seguito) al fine di realizzare la mission per cui sono concepite.
È anche l’occasione, questa, di rilevare che gli anni previsti dal codice penale in materia di esecuzione delle misure di sicurezza sono variabili (2, 5 e 10 anni secondo la gravità del reato commesso), ma i requisiti strutturale e gestionali conseguenti a questa differenziazione non sono stati contemplati fra quelli licenziati a giugno del 2012 dal Ministero della Salute per poter accogliere in modo adeguato gli internati all’indomani della chiusura degli OPG (31 marzo 2013).

È necessario prevedere:

  • a livello strutturale: ampi spazi comuni, vasta gamma di laboratori per lo svolgimento delle attività riabilitative, aree ricreative e risocializzanti (il trattamento e la riabilitazione di questi pazienti è rigorosamente previsto dall’ordinamento penitenziario (l. 26/07/1975, n. 354 e dal d.p.r. 30/06/2000, n. 230);
  • a livello gestionale: uno staff preparato in ambito psichiatrico forense, un numero di operatori adeguato, esperienza professionale con pazienti psichiatrici autori di reato, training formativo, capacità di lavorare in équipe, capacità e regia organizzativa in grado di potere affrontare casi difficili e situazioni di emergenza.

Tutto questo perché assistenza, terapia e reinserimento sociale devono coniugarsi con le disposizioni legislative e la tutela della sicurezza sociale. Non è vero che i comportamenti violenti sono maggiormente rappresentati nei pazienti psichiatrici rispetto alla popolazione normale, vi è però un tasso in aumento delle manifestazioni di aggressività, che sfociano in reati che vedono come causa primaria la malattia mentale. Le agenzie Eures e Ansa dal 2004 in poi hanno pubblicato dati secondo cui complessivamente gli omicidi in Italia sono diminuiti ma, per contro, sono aumentati i reati – e soprattutto gli omicidi – compiuti dai pazienti psichiatrici, le cui vittime si collocano nell’ambito del nucleo familiare stretto o allargato, dei vicini per esempio, e talvolta degli operatori sanitari stessi.

Ma il problema in tutti questi anni si è focalizzato e fossilizzato sulla tematica della chiusura degli OPG a ogni costo, quasi senza considerare aspetti cruciali quali, per esempio, rispondere ai bisogni dei pazienti psichiatrici gravi autori di reato sfuggiti – se così si può dire – nella maggior parte dei casi alla psichiatria civile.

I DIPARTIMENTI DI SALUTE MENTALE

I dipartimenti di salute mentale già si trovano in difficoltà a gestire i pazienti civili del territorio, a maggior ragione non sono preparati ad affrontare i pazienti che delinquono sul territorio e sono sottoposti a una misura di sicurezza detentiva.
Per contro, neanche la commissione sull’efficacia e l’efficienza del SSN che ha approfondito la problematica degli OPG ha voluto denunciare questa inefficienza dei dipartimenti di salute mentale, né ha considerato che non occorrevano leggi speciali per superare o chiudere definitivamente gli OPG, quanto, piuttosto, vincere le “resistenze” dei servizi psichiatrici territoriali a farsi carico dei pazienti giudiziari internati negli OPG e attrezzarli di conseguenza.
Bisogna tenere in evidenza che, qualunque sia l’esito dell’attuazione del d.p.c.m. 1/04/2008 e della chiusura degli OPG, i pazienti psichiatrici autori di reato, comunque, non scompariranno.

DIVERSITÀ FRA LE DUE TIPOLOGIE DI PAZIENTI PSICHIATRICI: QUELLO CIVILE E QUELLO GIUDIZIARIO
I pazienti in misura di sicurezza detentiva che la riforma costringe in tempi brevissimi a gestire in strutture ancora non designate né in ordine alla struttura architettonica né in ordine all’organizzazione, sono soggetti che necessitano di interventi a diversi livelli e di molto superiori rispetto a quelli erogati ai pazienti ricoverati in strutture civili.
Anche se la legge afferma, estremizzando, il concetto secondo cui si tratta, in entrambi i casi, di pazienti psichiatrici, pur tuttavia dal punto di vista dell’intrinseca situazione il paziente giudiziario differisce da quello civile, non semplicemente per avere commesso un reato, ma per le implicazioni che rimandano al suo complesso status di paziente soggetto a misura di sicurezza detentiva e, in questo caso, la magistratura di sorveglianza sovraintende all’esecuzione penale durante tutto il percorso in OPG (e lo farà anche dopo il 31 marzo 2013 in qualsiasi altra struttura che sarà adibita allo scopo).
In realtà sono pazienti che, seppure portatori di una medesima patologia differiscono notevolmente gli uni dagli altri: gli uni, i pazienti civili, sono soggetti liberi e la loro conduzione è disciplinata interamente dalla sanità (DSM di competenza), mentre gli altri, gli internati per motivi giudiziari, sono privati della libertà personale, dipendono “tecnicamente” dai DSM ma – per quanto attiene alla loro gestione comportamentale – rimangono sotto la sorveglianza dell’autorità giudiziaria (nel caso di specie, la magistratura di sorveglianza). Di conseguenza, i progetti terapeutici e riabilitativi, soprattutto quelli che prevedono l’uscita all’esterno, devono essere autorizzati preventivamente dal magistrato di sorveglianza. Poiché questa disposizione legislativa è rimasta invariata, l’équipe psichiatrica di domani nei DSM – come quella di oggi negli OPG – dovrà operare sotto l’attenta vigilanza della magistratura e nella piena osservanza dei codici, dell’ordinamento penitenziario e delle circolari ministeriali.
In sintesi, vi è un’organizzazione completamente diversa per le due categorie di pazienti, ovverossia:

  • i pazienti civili seguiti esclusivamente, sul piano sanitario, dai DSM delle aziende sanitarie locali;
  • i pazienti internati, privi della libertà personale e sottoposti a una misura di sicurezza detentiva, attualmente in OPG e che, dopo il 31 marzo 2013, dipenderanno dai DSM, ma sempre sotto la giurisdizione del magistrato di sorveglianza territorialmente competente.

Per le due tipologie di pazienti, pur nel rispetto del comune status di cittadino che necessita di cura, si devono quindi designare due organizzazioni diverse, perché il paziente civile è libero all’interno del progetto terapeutico-riabilitativo tracciato dal DSM e ha solamente una conduzione sanitaria senza altri condizionamenti e vincoli, mentre il paziente giudiziario è anche sottoposto al sistema penitenziario, con cui il DSM deve continuamente rapportarsi e coordinarsi. Insomma, i due livelli di organizzazione e le due tipologie/categorie di strutture, quella civile e quella giudiziaria, non possono in alcun modo essere assimilabili. Vediamo questa non assimilabilità più nel dettaglio. L’organizzazione strutturale e funzionale che discende dallo status di paziente civile (ovverossia che non ha commesso reato) comporta una libertà di movimento decisa solamente in ambito sanitario e la struttura a capienza 20 posti letto (prevista dalla legge del 1997) si coniuga bene con le necessità di questo tipo di soggetto che ha sì bisogno di cure ma è libero di seguire il progetto terapeutico-riabilitativo dentro e fuori il DSM. Per contro, lo status giudiziario prevede che per uscire dalla cinta della struttura detentiva l’internato abbia l’autorizzazione del magistrato di sorveglianza competente; ciò comporta che all’interno del perimetro di cinta dove è collocata la struttura di degenza a capienza 20 posti letto devono essere previsti spazi ampi dove inserire i laboratori per le attività riabilitative e per la formazione professionale, le aree per le attività sportive, le strutture dove si possono svolgere attività culturali e psicopedagogiche, le aree risocializzanti e ricreative, gli ambiti per gli inserimenti lavorativi, per permettere al paziente di essere curato con i presidi terapeutici necessari all’interno della medesima struttura. È ben prevedibile che una struttura residenziale sanitaria speciale a 20 posti letto con tutte queste microaree necessarie per il recupero del paziente giudiziario comporti una spesa economica non indifferente, sopportabile se all’interno dello stesso perimetro di cinta vi sono più moduli da 20 posti letto che utilizzano le stesse aree comuni. In questo modo si realizza una migliore capacità di gestione dei pazienti, a costi ragionevoli e proporzionati allo scopo. Non solo: la permanenza dei soggetti internati in un ambito a più moduli (contesto più ampio) permetterebbe di utilizzare al meglio gli stimoli terapeutici derivanti dalla vita comunitaria, orientandola alla riabilitazione e risocializzazione.
L’ulteriore criticità che si vuole qui sottolineare riguarda la definizione di “accreditamento” di tali strutture residenziali sanitarie “speciali”, perché i parametri già da tempo sperimentati e attuati per le strutture psichiatriche civili difficilmente si possono applicare per le strutture che dovranno ospitare i pazienti giudiziari, strutture per le quali si rende necessario – a seguito della loro “specialità” sopra delineata – individuare criteri di accreditamento specifici, non essendo pensabile un “travaso” de plano nell’ambito giudiziario di quanto si è fatto per e nell’ambito civile.

CONCLUSIONI

Come già detto all’inizio, la Corte costituzionale, con la sent. 18/07/2003, n. 253 e la sent. 29/11/2004, n. 367, avrebbe dovuto segnare l’avvio di una fase nuova per i luoghi dell’esecuzione delle misure di sicurezza detentive previste per gli autori di reato giudicati infermi di mente, gli ospedali psichiatrici giudiziari (OPG), con un progressivo loro utilizzo ridotto, ma così non è stato; al contrario, c’è stato un aumento dei pazienti internati in quelle strutture, segno inconfondibile della difficoltà dei dipartimenti di salute mentale e dei servizi del territorio a recepire i soggetti giudiziari.
Tale incongruenza dava una indicazione importante in merito alla graduale chiusura degli OPG e alla via da seguire: bisognava sostenere i DSM e il territorio in questa indispensabile trasformazione; senza questo passaggio diventa(va) impossibile attuare una vera riforma della psichiatria giudiziaria.
Era ed è ampiamente riconosciuto che gli OPG necessitano di cambiamenti urgenti innanzitutto per quanto riguarda l’igiene, il trattamento e l’organizzazione detentiva, per cui sarebbe stata opportuna una prima fase di riforma, anziché da subito disporne la chiusura e farli diventare esclusivamente strutture residenziali sanitarie. La norma del febbraio 2012 che dispone la chiusura non poteva che trovare impreparati tutti ad affrontare un cambiamento così complesso: senza la collaborazione delle regioni, dei suoi dipartimenti di salute mentale e delle altre istituzioni coinvolte, senza una doverosa consultazione della magistratura giudicante e di sorveglianza, senza strategicamente osservare quella gradualità che sarebbe stata necessaria, senza una chiarezza sul nuovo assetto dei luoghi dove eseguire le misure di sicurezza detentive, senza un’adeguata preparazione in psichiatria forense degli operatori, senza avere definito chi e in che modo dovrà garantire e attuare la sicurezza in queste residenze è difficile fare previsioni positive.
È sotto gli occhi di tutti come, alla data di oggi (gennaio 2013), nessuna regione è pronta a permettere la chiusura dei “manicomi criminali”. Peraltro, a tutt’oggi non vi è stata la modifica di quegli articoli dei codici necessaria per identificare la diversa ubicazione dei luoghi in cui eseguire le misure di sicurezza detentive anziché negli attuali OPG.
Purtroppo non bisogna dimenticare, come recenti studi dimostrano, che a un processo di de-istituzionalizzazione non adeguatamente organizzato e preparato spesso corrisponde un bilanciamento (contrario) di re-istituzionalizzazione.

GLOSSARIO

I sopralluoghi effettuati dalla delegazione della commissione di inchiesta del Senato sull’efficacia e l’efficienza del SSN in sei strutture (OPG) hanno riscontrato gravi carenze in cinque di queste.
Solo Castiglione delle Stiviere è risultato corrispondere agli standard di legge e offrire una sistemazione dignitosa agli internati e al personale.
A presentare i risultati al Senato sono stati Ignazio Marino, presidente della commissione, con i senatori Michele Saccomanno, Daniele Bosone e Donatella Poretti. Gli ospedali esaminati sono stati quelli di Barcellona Pozzo di Gotto (ME), Aversa (CE), Napoli, Montelupo Fiorentino (FI), Reggio Emilia e Castiglione delle Stiviere (MN). A parte la struttura lombarda, la commissione ha riscontrato gravi carenze in tutti gli altri OPG.
Pienamente promosso invece l’OPG di Castiglione delle Stiviere, con stanze e biancheria nuove e pulite, personale motivato, regime di apertura delle “celle” (stanze) e possibilità per gli internati di frequentare una scuola interna o vari laboratori di pittura, rilegatura…
Fonte: Ansa, 28 luglio 2010.